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Editoria: Quando Maradona divise i napoletani... |
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Redazione |
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Jul 6, 08 - 7:18 PM |
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In copertina lo scatto di Maradona nella partita Argentina-Inghilterra dei Mondiali '86, passata alla storia per la mano de Dios e il dribbling a cinque avversari. «Se questo è sport» (Mondadori, 159 pagine, 17 euro) è la seconda raccolta degli articoli scritti da Giorgio Tosatti, scomparso un anno fa. Aveva cominciato a preparare in clinica il libro, poi terminato dal fratello Marco, giornalista della «Stampa». Questo è l'articolo scritto in occasione della semifinale mondiale Italia-Argentina, giocata al San Paolo il 3 luglio 1990, diciotto anni fa: Tosatti descrive le emozioni di Maradona e di Napoli. Giorgio Tosatti In nessuna città del mondo s'è mai giocata una partita così lacerante. Napoli è una donna divisa fra l'amore per il proprio uomo e la lealtà verso la famiglia, l'orgoglio di appartenervi. Il richiamo del sangue e quello del cuore. Quale che sia la sua scelta, le resterà il rimorso di aver commesso un tradimento. Prevarranno i vincoli più antichi, com'è tradizione nei romanzi rosa: l'eroina piangente dirà addio al suo amato, per non disobbedire a papà. Tanto, fra due mesi saranno di nuovo insieme. Ma ci sarà una piccola frangia di secessionisti. Non soltanto perché Maradona vive da sei anni a Napoli, ne è diventato il simbolo, una sorta di Robin Hood calcistico venuto a taglieggiare i ricchi club del Nord per regalare scudetti, coppe, trionfi, felicità alla povera gente. Di questo i napoletani gli saranno grati per sempre, ma non fino al punto di schierarsi contro la squadra del loro paese. Il legame con Maradona è più profondo: lo hanno creato i fischi, gli insulti, gli striscioni intrisi di razzismo, con cui il miglior calciatore del mondo è stato accolto -anche in questi giorni- in tanti stadi italiani perché rappresentava Napoli, il Sud, i terroni. Nessuno ha trattato in quel modo i suoi colleghi stranieri militanti nei nostri club. Senza dubbio l'argentino ha il dono di procurarsi plotoni di nemici per conto proprio; ma paga, soprattutto, la sua identificazione con il Napoli. Per questo il suo tentativo di provocare una secessione fra i tifosi è meno goffo di quanto sembri: «Mi hanno maltrattato perché mi consideravano uno di voi, dimostratemi che lo sono veramente». Non avrà successo, ma è impostato bene (...). Le prodezze di Schillaci hanno ravvicinato Nord e Sud più di centomila convegni. Da anni Palermo e la Sicilia non vivevano giorni così pieni di entusiasmo e di orgoglio. Napoli finirà per tifare azzurro anche in omaggio a questo meridionale arrivato in un mese a celebrità planetaria (...). Oltre alle lacerazioni sentimentali, l'incontro Italia-Argentina ha una sua indiscutibile grandezza. Sono di fronte le scuole calcistiche impostesi negli ultimi tre campionati mondiali: l'Argentina vincitrice nel '78 e nell'86, l'Italia impostasi nell'82 (...). Maradona, seppur zoppo, ingrassato, logoro, esige sempre rispetto, prudenza e suscita più o meno corpose sensazioni di inquietudine. Questo in fondo è l'incontro della sua vita. Dopo un lungo dominio, il re del calcio rischia di essere spodestato proprio nella sua città, nella sua reggia, davanti alla sua corte. In una sera - riferisce "Il Mattino" - può perdere tutto: la corona e quella cieca fede nei suoi prodigi che i tifosi napoletani hanno in lui. Si batterà come un leone. Shakespeare, se si fosse occupato un po' più di calcio (benedetto uomo), avrebbe tirato fuori qualcosa da una storia così. Totò Schillaci, il killer del gol, contro Diego Maradona, il piede sinistro di Dio: c'è mai stato un modo migliore per passare la sera?
Napoli Magazine |
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